Il mio percorso e la passione per la pittura

Mi presento, mi chiamo Valentina Carta, ho quarantadue anni, sono nata a Marino in provincia di Roma e sono cresciuta a Roma.

La mia esperienza di esordio in psichiatria è stata nel 2000, quando, dopo una faticosissima uscita dal liceo, ho avuto una prima crisi, dopo una delusione per una bocciatura all’Accademia di Belle Arti. Sono scoppiata, ricordo questa scena di me, ricoverata all’SPDC Pertini, pesantemente sedata, che telefonavo a mia madre, dal telefono della sala, dicendole: “Mamma ma dove sto, sul nido del cuculo?”

Feci il mio primo TSO, con una diagnosi incerta, causato da un tentativo di suicidio da una finestra.

Ricordo quest’ambulanza che mi porta prima al Policlinico, delirante, e che sbraito accusando il mondo… ero convinta che fosse tutto un film, che in realtà mi stessero prendendo in giro, che intorno a me vi fossero degli attori pagati per parlare con me e che tutto quello che mi stava accadendo non fosse reale.

Il risveglio da questo primo ricovero fu tremendo perché passai da una fase Up, maniacale, a un Down in cui non sapevo chi fossi e pensavo che sarei rimasta cosi, per sempre, ovattata nel mio silenzio e nella mia paura.

In tanti anni ho avuto tanti ricoveri, tentativi di cura falliti, girando fra vari psichiatri, per tutta Roma e non solo, e a fatica riuscivo a mantenere una quotidianità funzionale. Tanti ricoveri che mi hanno portato ad assumere tantissimi farmaci, a fare tantissime terapie. La svolta arriva finalmente a trentunanni, quasi dodici anni fa, dopo un altro ennesimo bruttissimo episodio maniacale, che mi vide pure mettere in pericolo la mia vita, questo l’ho fatto spesso, mi arrampicavo sui palazzi, sempre con questa tentazione di buttarmi giù,… e quindi la svolta, lo switch, la scelta di dire basta a un circolo vizioso, ad un mio modo di non prendermi le mie responsabilità riguardo la cura.

Dopo questa moltitudine di ricoveri, in prevalenza all’SPDC Pertini, dove comunque posso dire che la mia esperienza è stata a volte drammatica, a volte di vicinanza, dove ho trovato comunque dottori e operatori che hanno tentato di aiutarmi e di sostenermi, arriviamo a questo benedetto punto di svolta che, è già la terza volta che provo a dirlo, è la conoscenza della comunità Maieusis, che si trova a Capena, dove ho avuto difficoltà iniziali a fidarmi, ma poi sono riuscita comunque a portare avanti un percorso, che dura ormai da dieci anni, che mi ha visto togliere la maschera, a dare valore alla vera Valentina, a conoscere la vera Valentina e, parentesi importantissima, quello che mi porto dietro ormai da anni è la passione per la pittura, in cui ho espresso quello che di più intimo avessi messo nel cuore ma nella mente… un mio dottore parlava di inferno nella testa e paradiso nel cuore e questa, con la pittura, è stata sempre la mia espressione più autentica… a volte con le parole non riuscivo a chiedere aiuto o comunque a comunicare e mi trovo ancora, dopo dieci anni, a collaborare con la comunità che mi ha accolto.

Dopo un periodo di un anno e tre mesi di comunità sono passata ad un percorso di semiresidenzialità che si chiama “verifica del programma Maieusis”, ho lavorato e lavoro in maniera protetta in un laboratorio che si chiama centro diurno, a Fiano Romano, dove facciamo dei bellissimi mosaici e, da un anno e mezzo, vivo da sola in una casetta li vicino, sono contenta che da circa otto anni non ho una crisi e che dallo stesso periodo prendo solo una pillola di Clozapina.

Posso essere testimone di una serie di esperimenti fatti con farmaci che non sono riusciti a darmi la stabilità che dal punto di vista farmacologico ho incontrato in questi anni. Quello che mi sento di dire è che mi sento pronta a restituire quello che ho imparato in questi lunghi anni di forte sofferenza, ma anche di tanta ricchezza nelle relazioni, rapporti che mi hanno dato tanta speranza con le persone che erano a contatto con me, ma soprattutto io, nel prendermi la responsabilità verso me stessa, una responsabilità da persona adulta, non mi sento più rappresentata da un ruolo o da un’etichetta della malata bipolare o di artista pazza, ma sono riuscita a dar voce alla vera Valentina, che sento sempre più autentica e libera.

Sento di poter dire a chi come me ha affrontato un disagio psichico, di cui comunque non ci si deve minimamente vergognare, che va rispettato e non va giudicato, è che nella condivisione si può provare ad avere una vita il più possibile vicina ai propri bisogni e da vivere bene.

I miei quadri

Sui miei quadri dico sempre questa cosa, che, prima che arrivassero ciurme di psichiatri a dire Valentina sei bipolare… Valentina sei schizofrenica… Valentina sei ossessiva compulsiva… Valentina sei una narcisista… Valentina sei una psicoide grave… niente di tutto questo in realtà, perché io scampanello da quando c’avevo diciott’anni e quello che riuscivo a far vedere con le mie mani, con la mia pittura è un mondo molto intimo e, penso, molto originale e che non utilizzo quasi mai i pennelli, lavoro con le mani, mi piace toccare il colore con le mani, utilizzo delle salviette struccanti con cui creo sfumature e colori e nei miei lavori esce fuori questo tormento interiore, che da anni mi accompagna, ma che piano piano, poco a poco, si sta alleggerendo e mi rendo conto che sono passata da una visione molto più intimistica concentrata sul guardarmi dentro a… io penso che il passaggio che ho fatto in questi anni è di guardare anche fuori, di non tenerla la realtà… ma di entrarci in relazione… mentre tutto prima era mistificato in un mondo magico e parallelo e quindi ecco nei miei quadri io…

Un po’ è una denuncia, un po’ anche una provocazione, tant’è che nei miei quadri per vedersi talvolta propongo uno specchio, perché scrivendo al contrario e creando queste visioni… queste visioni di questi sguardi, quest’occhio io purtroppo ce l’ho perennemente presente, anche nella mia storia psichica, perché sono stata ossessionata da anni da quest’occhio, dalle telecamere del Truman Show che io pensavo mi stessero riprendendo… che fosse tutto finto, tutto un film e questo io lo denunciavo nei miei lavori e quindi la denuncia, una denuncia ma anche un po’ una maschera perché poi in realtà c’è una provocazione in me, mi sento una che provoca nel senso di chiedere altro e andare oltre…

Ho cominciato che ero ancora piccola e ricordo che una volta facevo parte di una scuola di pittura ed ero andata a fare volantinaggio in via Margutta e a diciassette anni entrai in una galleria dove cominciai a chiacchierare e uscì fuori che dipingevo e quindi portai i miei quadri, i miei primi lavori a questa galleria e da li ho cominciato già da piccola a vendere i miei primi lavori  e per me era una gioia, io correvo come una ragazza felice per la via che mi portava al mio liceo e al pomeriggio avevo questa galleria che mi accoglieva con questo mondo un po’ magico, tanto che non ho retto, erano gli anni duemila e sono gli anni del primo crollo e della mia prima iniziazione pittorica a via Margutta e poi ho fatto, a fatica ogni volta che dovevo fare una mostra mi sentivo male e mi ricoveravano e comunque per chi poi vede i miei lavori non sono facilmente digeribili per tutti e quindi adesso invece ho una produzione molto più leggera… come questa leggerezza che mi sono presa la premura di avere anche nei miei confronti, un po’ di leggerezza perché le cose poi quando le capisco si risolvono meglio… nella semplicità penso che uno ritrovi la sua indole più vera… e… niente… grazie.

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