24 Aprile 2024
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Il mio canto libero

Questa è la mia storia.

Non è facile raccontarla, perché è qualcosa con cui combatto, tutti i giorni, ancora oggi: combatto contro l’ansia.

Da traumi passati e precedenti, avvenuti subito dopo la mia maturità (nel 2016), ho conosciuto l’agorafobia, la paura della folle e di lasciare la propria dimora. L’ansia e la paura che ho provato sono diventate patologiche perché mi impedivano di vivere e di svolgere le mie normali attività quotidiane.

Sono caduta in uno stato di depressione, che è iniziato non alzandomi dal letto, volendo unicamente dormire, non avendo obiettivi (non riuscivo a concentrarmi per più di 5 minuti su niente), per poi riversarsi sul fisico. Avevo la costante paura di ingrassare, di prendere chili, per questo quando mangiavo mi toccavo sempre le parti del corpo (cosce, gambe, pancia, e mento), misuravo minuziosamente tutte le calorie che assumevo e mi autoimponevo di non toccare nessun tipo di alimento che veniva considerato non sano (cioccolata, nutella, troppi carboidrati).

Poi sono iniziati i pensieri negativi. Un overthinking continuo di negatività, che ha portato a sminuirmi, ad attacchi d’ansia e di panico somatizzati sul fisico. Mi guardavo allo specchio e mi dicevo: “Fai schifo, sei una nullità, non vali niente, sei una vacca”.

Da lì poi, le relazioni interpersonali ne hanno risentito. Gli amici, non mi credevano. Notavano dei comportamenti ambigui e pensavano che io fossi falsa, bugiarda, capricciosa. Rincorrevo amori che non mi davano niente e se le cose andavano male mi sentivo sbagliata, colpevole, non meritevole di amore.

Solo mia mamma e mia nonna mi hanno creduto sempre. Avevano capito che c’era qualcosa che non andava.

Insieme a tutto questo sono arrivati i primi pensieri di suicidio. Ho pensato tante volte di morire, di porre fine alla mia esistenza, di chiudere gli occhi e porre fine a questa sofferenza. Tanto io mi sentivo morire. Tutti i giorni. Tutti i momenti.

Un giorno, un amico mi gira il numero di uno psicologo del mio paese.

Inizia il mio percorso di psicoterapia che è stata la mia rinascita.

Avevo lasciato l’università, ero caduta nell’abisso più totale e dal fondo ho lavorato per risalire in superficie.

Dopo tre anni ho ripreso l’università, mi sto per laureare, mi sveglio propositiva, mi sto facendo nuovi amici e ho imparato a gestire le relazioni amorose.

Ho perdonato la mia famiglia, ho lasciato andare tutto ciò che mi fa stare male, che mi crea oppressione, che non mi fa essere libera.

Perché io voglio essere libera.

E non avrei capito nulla se non mi fossi presa cura della mia salute mentale.

Il più grande atto d’amore che ho fatto nei confronti di me stessa.

Spero che questo pezzo di storia, possa essere utile per tutti voi.

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