24 Aprile 2024
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Attacchi di panico: la mia storia

Oggi avevo messo le castagne a bollire e mi è venuto un attacco di panico. Quindi sono uscita di casa, dovevo scappare, lasciando le castagne sul fuoco.

Era il terzo della giornata. Non so se si può spiegare cosa significa avere 3 attacchi di panico al giorno tutti i giorni da più di un mese. Anche perché ti lasciano sfinita: per un’ora di attacco, almeno 2 di sonno e sfinimento. Moltiplicando per 3, non resta molto spazio per altro. E non parliamo di attacchini, roba che un mese fa sono finita in pronto soccorso. Sono esausta, sfinita. Ormai per la paura anticipatoria non riesco a fare più nulla: ho paura a guidare, non nomino neanche gli altri mezzi di trasporto, ho il terrore di ingoiare le cose e strozzarmi, ho paura del buio, ho paura di allontanarmi troppo da casa e di stare a casa da sola.

Oggi avevo paura di ritornare a casa dopo esserne uscita. Il terrore puro.

Io non so se chi non ha mai avuto un attacco di panico può capire, io ho una storia più che ventennale perché ho iniziato a 17 anni. Poi però sono passati e ho trascorso lunghi anni di tregua. Quest’autunno (dalla regia stiamo ancora cercando di capire perché) sono tornati feroci come non mai. Un attacco di panico è la certezza assoluta di stare per morire, che si manifesta nel corpo con: tachicardia, difficoltà a respirare, male al petto, gola chiusa che non si riesce a deglutire e mille altri sintomi che variano in modo da fregarti e farti pensare che sta volta no, è proprio giunto il tuo momento.

Io mi vergogno molto di chiedere aiuto quando ho un attacco, ma visto che ora stanno diventando così invalidanti chiedo a chi ha voglia e conosce questa cosa magari di farmi un cenno, sapere di poter chiamare qualcuno in questi momenti è fondamentale.

E nulla, devo portare pazienza, come sempre in questi anni, dopo un’estate trascorsa a letto nella depressione più profonda dei miei 40 anni, abbiamo accantonato un problema e ne abbiamo tirato fuori un altro. C’est la vie.

Scrivo non per farmi dare la pacca sulla spalla ma sempre per raccontare cosa è davvero un disagio psichico. Dopodiché accetto amici impanicati.

Un pensiero su “Attacchi di panico: la mia storia

  • Ti capisco con tutto il cuore

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