24 Aprile 2024
Qualità

L’arteterapia nel percorso riabilitativo

Riconoscere il disagio psichico

Il disagio psichico è difficile da diagnosticare. Non esistono analisi del sangue, tac o radiografie. C’è chi non lo considera neppure una malattia: non c’è febbre! I sintomi sono “solo” comportamentali.

Ma il comportamento è qualcosa di aleatorio. Spesso non è immediato capire se si tratta di aspetti caratteriali, momenti di stanchezza o reali episodi a valenza clinica. La stessa persona sofferente stenta a riconoscere che il suo malessere sfugge alla propria volontà.

Superare lo stigma

E’ difficile ammettere di non essere in grado di “farsi forza” come, troppo di sovente, gli viene suggerito da amici e familiari. A volte parrebbe perfino un “capriccio”, se non fosse così doloroso!

Rivolgersi ad un Servizio di Salute mentale viene interpretato come arrendersi, certificare la propria inadeguatezza, il proprio fallimento.

In una società altamente competitiva, la fragilità viene vissuta come una menomazione. Ci si sente “diversi”, non accettati e colpevoli.

Il nome delle cose

Spesso anche i nomi delle strutture destinate a prendersi cura del disagio mentale non aiutano. Nell’immaginario collettivo un Centro di Salute mentale si occupa di chi è “fuori di testa”, dei matti. E nessuno accetta, a cuor leggero, di essere classificato in questa categoria.

La vergogna e il pregiudizio subentrano e possono indurre il paziente a ritardare la consapevolezza del proprio stato e la sua conseguente richiesta di aiuto.

Se la struttura che si occupa del disagio psichico si presentasse facendo riferimento ai propri compiti istituzionali, risulterebbe forse meno impattante per un’utenza già di per sé fragile e spaventata.

Servizio di prevenzione, cura e riabilitazione per la salute mentale sarebbe una definizione più calzante all’attività che vi si svolge e meno stigmatizzante.

Laboratori di arteterapia

L’offerta del Servizio

In particolare, accanto alla fondamentale attività di cura, un Centro di Salute mentale si qualifica anche attraverso l’organizzazione di particolari percorsi personalizzati per il recupero delle capacità e dell’autostima (recovery).

Tra questi, svolgono un ruolo di primaria importanza i laboratori di arteterapia.

“Usare il linguaggio per entrare dentro la follia è come voler misurare un liquido con un metro” (Franco Rotelli, 1942 – psichiatra, stretto collaboratore di Basaglia).

Il mondo delle relazioni

La naturale espressione delle attitudini personali, la percezione del mondo esterno e la capacità di provare sentimenti ed emozioni possono essere deformate dalla malattia mentale. I canali di comunicazione che collegano il cervello con i sensi e gli arti sono come assopiti.

Il mondo diventa un luogo impenetrabile e ostile verso cui risulta difficile mandare segnali. e da cui sembra impossibile riceverne di positivi!

Tra le azioni volte a ripristinare il contatto col proprio mondo emotivo, rientrano gli stimoli indotti da attività di arteterapia, utili anche a promuovere l’autostima e accrescere la socializzazione.

Creatività e comunicazione

L’arteterapia si avvale dello strumento creativo come codice primitivo di comunicazione che risulta essere un linguaggio più semplice e accessibile.

Gli strumenti sono la manualità, l’espressione non-verbale, la riconquista consapevole e piacevole del movimento corporeo all’interno di spazi liberi.

Così è possibile attivare il mondo simbolico, elaborare le emozioni, riprendere consapevolezza del corpo e confidenza col proprio vissuto.

Fuori dagli schemi

Grazie alla guida di educatori specializzati, l’arteterapia tende a recuperare il senso autentico della creatività. L’espressione artistica non viene finalizzata al puro intrattenimento, ma piuttosto a rappresentare il proprio stato d’animo, il percorso dell’intima ricerca di sé.

La libertà di espressione senza schemi codificati né, tanto meno, soggetta al giudizio della critica è la condizione basilare.

Crescita collettiva

Si tratta di dare forma, voce e corpo ai propri sentimenti attraverso una forma creativa di comunicazione capace di relazionarsi col pubblico, coinvolgendolo emotivamente.

Si determina così una crescita di consapevolezza collettiva non solo su cause ed effetti del disagio psichico, ma anche sul concetto più generale di fragilità.

Esperienze di gruppo

Mondo interiore ed espressività

Sulla capacità liberatoria del dipingere, manipolare o suonare uno strumento non spenderemo che poche parole.

Da molte esperienze personali emerge chiaramente come queste attività creative hanno la capacità di esprimere il mondo interiore: “un mondo intimo da portare fuori e entrarci in relazione… un tormento interiore che mi accompagna, ma che poco a poco si sta alleggerendo” (dalla testimonianza di Valentina Carta, riportata nella categoria “utenti”).

La condivisione

Ma anche le espressioni artistiche che attingono a talenti naturali e personali, possono arricchire la loro importanza terapeutica se eseguite all’interno di percorsi condivisi.

Le dinamiche di gruppo, opportunamente guidate e fuori da qualsiasi logica competitiva, favoriscono il confronto e la socializzazione.

La “liberazione” insita nell’attività artistica viene moltiplicata e acquisisce una valenza riabilitativa.

La rappresentazione teatrale

In questo contesto, la rappresentazione teatrale si avvarrà di una traccia concordata con gli attori più che di un copione da studiare, lasciando spazio all’improvvisazione.

La teatroterapia s’inquadra a pieno titolo nei percorsi di recovery, rafforzando la consapevolezza di sé e del proprio potenziale.

Mettersi in gioco

Naturalmente questa forma di “mettersi in gioco” deve essere scelta dall’utente. E’ infatti uno strumento molto potente che va gestito da chi ne conosce principi, obiettivi, metodologia e didattica.

In questa espressione artistica il coinvolgimento del pubblico riveste un’importanza basilare e va opportunamente preparato. L’obiettivo è che, svestendo i panni del semplice spettatore, si trasformi in co-protagonista dello spettacolo.

Movimenti del corpo

Nella comunicazione “non verbale” realizzata attraverso i movimenti del corpo si ottiene un risultato più spontaneo ed autentico che si lega fortemente all’emozione. Questo può essere facilitato da un accompagnamento musicale, come fosse una danza.

Non c’è una tecnica precisa da seguire, né passi da imparare: è alla portata di tutti, particolarmente di chi ha difficoltà ad esprimersi attraverso il linguaggio.

Come una danza

La persona è indotta con dolcezza a sciogliere i propri pensieri e ad abbandonarsi in un contesto libero, armonioso e coinvolgente. Viene così aiutata a esprimere sensazioni, sentimenti ed emozioni capaci di stimolare le proprie risorse e, di conseguenza, migliorare il proprio benessere.

La riorganizzazione dei movimenti corporei (equilibrio, ritmo, lentezza, velocità, pesantezza, leggerezza, ecc.) e il rapporto del corpo con lo spazio e con gli altri, aumentano la consapevolezza di sé ed il recupero del proprio ascolto. Viene a generarsi un vissuto di piacere, di scoperta e di libertà contrapposto alla condizione di isolamento e disistima propria del disagio psichico.

Lettura di gruppo

Tra le attività di stimolo alla conoscenza di sé attraverso la creatività e l’interpretazione di elementi simbolici, s’inserisce a pieno titolo la lettura di gruppo. Oltre al valore intrinseco della lettura come strumento di crescita culturale, in gruppo il filo del racconto apre nuove opportunità di elaborazione dei vissuti personali.

La lettura di gruppo è insieme ascolto, scambio, evasione e arricchimento. All’interno del gruppo si commentano contestualmente non solo i contenuti, ma soprattutto le emozioni suscitate.

La forza dell’immaginazione

La lettura consolida così un legame di amicizia e diventa pretesto per un viaggio collettivo tra l’immaginazione e la realtà capace di facilitare l’elaborazione individuale e la comunicazione tra i partecipanti.

Non è solo un modo piacevole di passare il tempo, ma è un esercizio di astrazione che induce a rilassarsi in una sorta di spersonalizzazione.

Aiuta a collocare le inquietudini personali entro un quadro condiviso e più accettabile.

Liberalamente

Scrittura collettiva

Anche partecipare ad un progetto di scrittura collettiva può considerarsi un valido strumento terapeutico. Mettere per iscritto dubbi, desideri, obiettivi, ma anche angosce, emozioni e sentimenti è un modo per “buttare fuori” ciò che ci riguarda senza subire pressioni o provare vergogna.

Scrivere ciò che si ha dentro, anche in modo confuso, aiuta a fare ordine nella propria testa. Mettere nero su bianco le nostre preoccuoazioni è un modo per alleggerirci. Indicare i passi per realizzare un progetto è un modo per concentrarci sulla vita.

Ma anche scrivere liberamente un’opinione su un tema condiviso con altri, rappresenta un esercizio insieme di introspezione e di apertura al mondo esterno.

L’esempio di Liberalamente

Presso l’area del Fareassieme del Centro di Salute mentale di Trento viene prodotta la rivista mensile “Liberalamente”.

Nata nel 2009, è curata e realizzata, a titolo volontario, da utenti, familiari, operatori e cittadini. Un gruppo di redazione misto e variegato, ben coordinato da una giornalista in pensione, che si riunisce ogni lunedì per decidere gli argomenti da trattare e suddividere gli impegni.

Strumento di partecipazione

Accanto agli spazi informativi sulle attività del Servizio e ad alcune rubriche fisse che alimentano l’interscambio con i lettori sui temi della salute mentale, viene stabilito il “tema” del mese.

Un pretesto che apre le pagine della rivista a chiunque si senta stimolato dalla sua “provocazione”. Un modo intelligente per scavare dentro se stessi senza essere interrogati direttamente sul proprio disagio.

Liberalamente rappresenta uno strumento che non solo favorisce la partecipazione dei lettori alle attività del Servizio, ma che offre anche l’importante opportunità di utilizzare la scrittura come mezzo terapeutico per condividere e alleggerire il proprio fardello.

Stefano Ricci

Nato a Siena nel 1950 è approdato nel '68 a Trento, dove si è laureato in Sociologia. Quella stagione di “contestazione globale” ha caratterizzato l'intera sua esistenza. Sempre impegnato in politica, nel Sindacato e nel volontariato si è poi ritrovato a misurarsi col mondo della salute mentale, anche qui da protagonista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *