24 Aprile 2024
Territorio

La collaborazione pubblico-privato

A Trento, nel 2003, il forte impulso che il Centro di salute mentale dà alle attività di prevenzione e di riabilitazione, promuove la nascita di due associazioni cui delegare alcune attività che il Servizio non è in grado di gestire in proprio.

Al loro interno, il protagonismo di utenti e familiari ottiene un primo significativo riconoscimento che ne valorizza il sapere esperienziale.

  • L’AMA salute mentale (auto-mutuo-aiuto) si occupa del coinvolgimento paritetico (fareassieme) di utenti, familiari, operatori e cittadini in attività di socializzazione, sensibilizzazione e recupero dell’autonomia personale (recovery).
  • La Panchina, invece, s’impegna per reperire ed offrire inserimenti lavorativi agli utenti, accompagnandoli in specifici percorsi di riabilitazione.

Il rapporto tra questi soggetti associativi e l’Azienda sanitaria prende avvio con un contratto “sperimentale”, rinnovabile annualmente e gestito da un tavolo di coordinamento paritetico composto da rappresentanti dell’Azienda e delle associazioni.

Una convenienza per la Sanità pubblica, non costretta così ad appaltare di volta in volta le specifiche attività con spreco di tempo e risorse, e senza garanzie qualitative sul servizio offerto.

Nasce il Cerchio Fareassieme Onlus

Dal 2018 l’Azienda sanitaria si propone di superare la gestione sperimentale e, anche con l’obiettivo di semplificare i rapporti contrattuali, spinge in direzione di una fusione delle due associazioni.

Nasce così, nel marzo del 2019, Il Cerchio-Fareassieme Onlus che accorpa le funzioni di AMA salute mentale e Panchina.

La Panchina rimane in vita per poter emettere fattura relativamente ad alcune attività che svolge in proprio, come le prestazioni degli Utenti Familiari Esperti, la gestione del bar interno, il servizio catering, l’autolavaggio e le pulizie alla Casa del Sole.

La nuova associazione, che chiameremo brevemente Il Cerchio, viene riconosciuta dalla Provincia autonoma di Trento come Ente che eroga servizi socio sanitari nell’ambito della salute mentale. La mission, la vision e gli obiettivi statutari coincidono con quelli del Servizio.

Attraverso una convenzione che vede i due soggetti come gestori alla pari, Il Cerchio, all’interno del Servizio, si occupa delle aree “Fareassieme“, “Abitare” e “Lavoro” nelle quali affianca con proprio personale i dipendenti dell’Azienda sanitaria.

Le aree di attività dell’associazione

Il fareassieme

Il fareassieme raggruppa tutte le attività che valorizzano la responsabilità personale e la condivisione dei “saperi” di utenti, familiari e operatori.
Esse si basano sulla convinzione che il cambiamento sia sempre possibile e che ogni persona abbia delle risorse.

L’obiettivo è creare contesti, gruppi, percorsi di cura al cui interno coniugare e dare pari valore al sapere esperienziale di utenti e familiari.

Gli UFE (Utenti Familiari Esperti) sono il risultato più visibile e importante del fareassieme. Presenti in tutte le aree del Servizio, offrono il loro supporto e il loro sapere esperienziale ai propri pari. Sono stati riconosciuti dall’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari e remunerati per il tramite dell’Associazione partner “La Panchina”.

L’esperienza come UFE è aperta a utenti che abbiano intrapreso un percorso di recovery o a familiari disponibili a spendersi alla pari, dopo un periodo di affiancamento.

Le articolazioni del fareassieme

Quest’area si organizza direttamente molte attività.

  • Giù la maschera, gruppo di utenti, familiari e operatori che porta testimonianze nelle scuole superiori e nella comunità per contrastare stigma e pregiudizi.
  • Cicli di incontri con familiari, per offrire a gruppi di famiglie informazioni sul Servizio e favorire scambi di sapere e di esperienze.
  • Liberalamente, rivista mensile prodotta da utenti, familiari, operatori e cittadini che utilizza appieno l’aspetto terapeutico della scrittura.
  • Polisportiva Giochiamo Davvero, organizzazione di volontariato che propone varie attività sportive a utenti, familiari, operatori e cittadini.
  • Il Teatro Instabile, compagnia teatrale composta da utenti, familiari, operatori e cittadini che mette in scena pezzi originali autoprodotti.

Altre attività estemporanee vengono proposte di volta in volta sulla base delle richieste e delle disponibilità tra cui: gruppo lettura, arteterapia, recovery move (danzaterapia), trekking urbano, scrittura creativa, gruppo giovani, gestione dell’ansia o della rabbia…

L’abitare

In coerenza con i principi del fareassieme, per la gestione di quest’area è fondamentale che le scelte sull’abitare siano condivise tra l’utente, i suoi familiari e gli
operatori che lo seguono, valorizzando la responsabilità personale.
Il Servizio offre diverse opportunità abitative con livelli di protezione e/o di sostegno differenti a seconda dei bisogni. L’utente, i suoi familiari e gli operatori che lo accompagnano nel percorso di cura e riabilitazione, avvalendosi della “Mappa dell’Abitare” individuano assieme la scelta abitativa.

Chiusa l’epoca delle residenze a cosiddetta alta protezione (h24), si apre quella che scommette sulle risorse degli utenti. Questi vanno a vivere assieme in piena autonomia, in appartamenti di libero mercato o di edilizia agevolata, accompagnati da operatori o da Utenti Familiari Esperti (UFE) per alcune ore alla settimana.

E ancor più si scommette sulle accoglienze: piccoli nuclei a impronta fortemente familiare dove uno o due utenti condividono un appartamento con uno o due rifugiati politici/richiedenti asilo che fungono da accoglienti.

Il lavoro

l’Associazione Il Cerchio Fareassieme Onlus e il Servizio di salute mentale di Trento sono impegnati anche a promuovere numerose attività lavorative per gli utenti del Servizio.

Le attività sono finalizzate al recupero delle loro capacità lavorative e alla diffusione della cultura dell’inclusione sociale contro il pregiudizio e la discriminazione.

Oltre alle occasioni di inserimento lavorativo supportate dalla normativa, all’interno del Servizio sono nate alcune possibilità occupazionali che vengono offerte a chi non è in grado di entrare nei percorsi ordinari. Queste occupazioni prevedono l’affiancamento da parte di cittadini volontari, competenti nell’area di lavoro specifica.

L’esempio della collaborazione tra “Il Cerchio” ed il Servizio di salute mentale di Trento rappresenta un modello di sinergie capace, attraverso la partecipazione del mondo associativo e della società civile, di dare una mano all’attività istituzionale. D’altra parte valorizza le conoscenze, le competenze e la passione presenti nel tessuto sociale.

Il coinvolgimento del territorio ha lo scopo di aprire le porte della salute mentale, contribuendo a combattere stigma e pregiudizi. Ma anche di arricchire l’azione preventiva attraverso la creazione di una rete di protezione sociale sempre più attenta, capillare e consapevole.

Indubbiamente, un modello da diffondere.

Stefano Ricci

Nato a Siena nel 1950 è approdato nel '68 a Trento, dove si è laureato in Sociologia. Quella stagione di “contestazione globale” ha caratterizzato l'intera sua esistenza. Sempre impegnato in politica, nel Sindacato e nel volontariato si è poi ritrovato a misurarsi col mondo della salute mentale, anche qui da protagonista.

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